Leggende in Sicilia: breve antologia. -vol. IV-

di P.R. Arcadia80

“U sugghiu”.

In diversi angoli della Sicilia si racconta di un misterioso mostro dall’aspetto spaventoso: u sugghiu, un mostro leggendario che abita le zone costiere, le paludi e gli acquitrini di numerosi borghi e contrade dell’isola. Secondo le voci che si tramandano sull’isola, il mostruoso sugghiu sarebbe dal diametro di 40 centimetri, avrebbe il viso di un uomo-bambino ma al contempo simile ad un topo, con gli occhi feroci come quelli di un cane rabbioso ed una piccola criniera sul capo. Tracce dei suoi presunti avvistamenti sono stati rilevati, sin dai primi anni dell’800, lungo la costa tirrenica che si estende da Messina a Palermo, nelle campagne vicino Pinnisi, nei comuni della Valle dell’Alcantara, a Brolo, nei boschi madoniti e in alcune contrade palermitane come Ponte Arancio. Non mancano però leggende che lo ricordano nei territori dell’agrigentino e del ragusano. Oltre che dal suo terribile aspetto è caratterizzato dal fatto che emette un inquietante urlo, a metà tra il grugnito di un maiale e il raglio di un asino. Questo spaventoso urlo serve al sugghiu per richiamare a raccolta tutte le creature del circondario per poterle divorarle voracemente. Tra le numerose testimonianze di avvistamenti del mostro, nell’antico borgo marinaro di Torre Archirafi, situato a sud di Riposto (CT), si racconta di uno strano avvenimento avvenuto negli anni 80 in un giorno di primavera, che ha attirato l’attenzione delle cronache locali.

“Lu fusu di la vecchia”.

Nell’area archeologica di Selinunte, fra resti di templi ed antiche bellezze, spicca la presenza di una colonna, alta più di 16 metri e con un diametro di 3,2 metri alla base, cui presenza è legata alle leggende sui giganti in Sicilia. Il mito narra che in tutta l’area di Trapani vivessero due distante popolazioni di giganti: i Feaci che si occupavano di navigazione ed i Lotofagi, intenti ad occuparsi di pastorizia ed agricoltura. Queste due popolazioni di giganti vivevano in pace fra loro ed anzi ognuno utilizzava il proprio mestiere per aiutare l’altro. La colonna in questione sarebbe stata utilizzata come fuso per filare la lana da una gigantessa anziana che filava abiti per tutti.

Il pesce spada in Sicilia.

La storia del pesce spada, che da sempre abita le acque dello Stretto di Messina, ha trovato spazio già nelle pagine della mitologia greca, che lo fa derivare dalla trasformazione dei bellicosi Mirmidoni. Questi erano guerrieri abilissimi e coraggiosissimi della Tessaglia, che accompagnarono niente popò di meno che Achille nella guerra di Troia. Con Achille condivisero un destino di morte, ottenendo dalla madre di lui, la nereide Teti (divinità delle acque marine), di essere trasformati in pesci per l’eternità, subito dopo la dipartita dell’eroe. A conferma di questa leggenda, vi è una particolare abitudine che lega indissolubilmente il destino del pesce spada maschio a quello del pesce spada femmina. Quando quest’ultima viene arpionata, infatti, il maschio continua a nuotarle vicino, accompagnandola nel suo tragico destino. Insieme condividono la sorte nefasta: lui, come lei, finisce per essere arpionato dai pescatori, che sanno bene quali sono le sue abitudini. Dall’antichità a oggi, dunque, poco è cambiato. Il pesce spada continua a essere un compagno fedele, ma anche sfortunato.

La leggenda del Re Carnevale.

Si narra che Carnevale fosse un Re forte, potente e molto generoso. Le porte del suo palazzo erano sempre aperte e chiunque poteva avere accesso alle cucine del castello, sempre piene di prelibatezze. I suoi sudditi, però, approfittavano del suo buon cuore. A poco a poco, presero sempre più confidenza, costringendo il Re a non uscire più dal suo palazzo per non essere oggetto di beffe. Re Carnevale si rintanò nella cucina, mangiando e bevendo in continuazione. Un giorno, di sabato, si abbuffò così tanto da sentirsi male. Era enormemente grasso, con il volto paonazzo: era rimasto vittima della sua ingordigia. Avendo capito che era giunto il suo momento, pensò di non volersene andare così. Si ricordò allora di sua sorella, di nome Quaresima, che aveva allontanato dalla corte: la mandò a chiamare e lei accorse. Gli promise di assisterlo e farlo vivere altri tre giorni (domenica, lunedì e martedì), ma pretese in cambio di essere erede del regno. Il Re acconsentì e trascorse quegli ultimi giorni divertendosi il più possibile. Morì la sera del martedì, cedendo il trono a Quaresima. Quaresima, per risollevare le sorti del regno, impose ai sudditi lavoro duro e grosse penitenze.

L’astrologo di Rocca Busambra.

Un giorno, un astrologo decise di lasciare la città ed andare a vivere in una grotta di Rocca Busambra, tra Mezzojuso e Corleone. Lì riceveva tutte le persone che avevano bisogno di una sua consulenza. L’unico amico dell’astrologo era un barbagianni, che, quando arrivava la gente per farsi predire il futuro, diceva “sciocco sciocco” a chiunque entrasse nella grotta. L’astrologo riuscì a truffare tantissime persone. Con tutte le monete riuscì a riempire due grossi orci. Un giorno, si trovò a passare da lì una donna, stanca e assetata che si stava avviando verso il santuario di Gibilmanna. Chiese un po’ d’acqua all’astrologo, ma questi, vedendo che l’unico orcio rimasto era vuoto e, avendo paura che se si fosse recato alla sorgente a prendere l’acqua la donna gli avrebbe rubato le monete, si rifiutò di aiutarla. La donna andò via e si diresse verso il santuario. Al ritorno, giunta vicino alla grotta dell’astrologo, arrivò un temporale, e la donna, ricordandosi del modo in cui era stata trattata da quell’uomo, ebbe paura a chiedergli se poteva darle riparo. Ma, davanti all’ingresso della grotta il barbagianni disse alla donna che poteva tranquillamente entrare senza timore, perché l’astrologo non c’era, per l’avarizia e la cattiveria era stato condannato da Dio ed era diventato una nuvola per dare acqua a tutti gli assetati del mondo.

L’oscura leggenda sulla Chiesa delle Santissime Anime del Purgatorio.

La Chiesa delle Santissime Anime del Purgatorio si trova a Ragusa Ibla ed è un prezioso edificio in stile tardo-barocco con un impianto basilicale a tre navate. Secondo questa leggenda, nel punto in cui sorge la chiesa si trovava prima un palazzo nobiliare. Qui abitava una coppia di giovani sposi, ma della fanciulla si innamorò un sacerdote. Di fronte al rifiuto da parte di lei, lui per vendetta la fece arrestare dalla Santa Inquisizione, insieme al marito, accusandoli di eresia. Il sacerdote, infatti, aveva nascosto nella loro alcova una Bibbia protestante, considerata sacrilega. La coppia venne giustiziata ma il prete, preso dal rimorso, decide di fare ammenda costruendo un luogo sacro al posto della casa dei due, ingiustamente condannati e uccisi. Acquistò l’edificio, lo demolì e sulle fondamenta fece erigere la chiesa, conservando la cappella privata del palazzo, della quale si potrebbe ancora ammirare oggi l’altare. Le Anime del Purgatorio che danno il nome alla chiesa, dunque, sarebbero quelle fatte ingiustamente giustiziare.

La Marrabecca, spaventosa creatura che vive dentro ai pozzi.

Nello specifico è una creatura leggendaria, probabilmente di origini arabe. Questo essere vivrebbe nei pozzi e nelle cisterne. La leggenda sulla Marrabbecca si intreccia con quella del “Sugghiu” ed i due esseri sono spesso citati insieme nelle storie che si raccontano. Anche in questo caso si tratta di una creatura ibrida, un incrocio tra un essere umano, un mammifero e un rettile. L’aspetto è spaventoso: lungo circa due metri, col corpo ricoperto di squame di colore verde olivastro e il viso umano, con occhi feroci e una piccola criniera. 

Isola delle femmine.

Lungo la costa palermitana, proprio accanto a Capaci, c’è un paesino chiamato Isola delle Femmine. Proprio di fronte alla spiaggia del paese c’è l’isolotto omonimo. Si narra che il conte di Capaci s’innamorò perdutamente di una bellissima donna, ma questo amore non era ricambiato ed il conte venne rifiutato. Geloso e furioso decise di far imprigionare la donna su un isolotto perché nessun altro uomo potesse toccarla. Una notte di maestrale, mentre il mare era in tempesta, la donna, disperata, decise di gettarsi tra gli scogli. Da allora si racconta che ogni tanto si odono le sue grida di dolore provenienti dall’isolotto.

Suor Eustochia predice la morte.

Una delle più belle opere di Antonello da Messina è la Vergine Annunziata, custodita a Palermo nel palazzo Abatellis. Si racconta che la modella fu una bellissima suora messinese chiamata suor Eustochia. Ma chi era questa donna? Nel 1434, da una ricca famiglia messinese, nacque una bellissima bimba chiamata Esmeralda Calafato. Più Esmeralda cresceva, più bella diventava, ma pur avendo diversi pretendenti la fanciulla si dedicava pienamente alla vita spirituale. Ancora giovanissima, a sua insaputa, si ritrovò fidanzata con un vedovo trentacinquenne ma il “fidanzato” morì improvvisamente e a 14 anni la ragazza decise di prendere i voti ed entrò nel monastero di Basicò. Da quel momento in poi, si chiamò Eustochia.  La famiglia non accettava questa scelta, tanto che si racconta che i fratelli abbiano minacciato di bruciare il convento pur di non farle prendere i voti. Così Eustochia chiese del denaro ad un ricco zio per poter fondare un monastero. Dopo tante insistenze ricevette i soldi ed aprì il monastero di Montevergine (Messina) dove tutt’ora è sepolta.  Si dice che lo spirito della Beata Eustochia comunichi la morte alle suore qualche settimana prima: quando si sta per avvicinare il momento provocherebbe un rumore cupo e particolare. Inoltre, nel monastero di Montevergine sembra che accada un fatto strano: al cadavere di suor Eustochia, ancora ben conservato, crescono ancora oggi le unghie e i capelli. 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: