L’abitato rupestre di Sperlinga (Enna)

di Milazzo Alessandro Vito

L’uomo ha sempre interagito con l’ambiente che lo circonda ed è sempre stato in grado di elaborare numerose soluzioni abitative che tenessero conto delle risorse a propria disposizione. Una delle modalità abitative più diffusa ad ogni latitudine e in quasi ogni epoca storica è sicuramente l’architettura rupestre, in cui viene sfruttata la presenza di grotte naturali e particolari conformazioni rocciose in modo da creare degli ambienti da utilizzare per scopi abitativi, di difesa o di culto. In Sicilia le abitazioni rupestri si concentrano in quelle aree in cui sono presenti affioramenti di roccia di origine non vulcanica, dunque facile da lavorare. La sua ampia diffusione porta a pensare che, in età arcaica e classica, la realizzazione di abitazioni all’interno della roccia è un fatto naturale che troviamo sia per le colonie greche che per i centri indigeni1 e la loro frequentazione copre un arco temporale che, in alcuni casi, arriva fino all’età contemporanea. Queste abitazioni si concentravano inoltre, in aree in cui era presente disponibilità di risorse idriche e una certa vicinanza ai principali assi viari.

Un esempio di abitazioni rupestri, che si contraddistinguono per la loro ampia continuità d’uso e per il loro stato di conservazione, può essere trovato nel cosiddetto “borgo rupestre” di Sperlinga (EN). L’abitato sorge a 750 metri s.l.m. su un ampio costone d’arenaria che si erge tra le Madonie e i Monti Nebrodi ed è dominato dal castello rupestre. Il castello venne costruito nell’XI secolo, ma la frequentazione del sito risale già all’età protostorica. La rocca fu protagonista dei Vespri siciliani (1282) quando fece da riparo ad una guarnigione angioina presenta a Sperlinga. Questo evento viene ancora oggi ricordato da una scritta latina incisa su un portale del castello e realizzata nel XVII secolo: Quod Siculis placuit, sola Sperlinga negavit (ciò che ai Siciliani piacque, solo Sperlinga lo negò).

Sulle pendici meridionali della rupe su cui si erge il castello si trova il “borgo rupestre”. Quest’ultimo è costituito da una cinquantina di grotte artificiali la cui realizzazione risale alla prima frequentazione dell’area. Probabilmente la storia del castello e delle abitazioni rupestri che sorsero ai suoi piedi sono interconnesse, come già notava Giovanni Uggeri definendo Sperlinga come il simbolo della profonda osmosi maturata nell’isola tra le due soluzioni insediative2. Tuttavia la presenza di una stratificazione così duratura e spesso discontinua presenta diverse difficoltà nella corretta lettura dei dati appartenenti alle fasi più antiche. Nel corso dei secoli i vani del borgo rupestre cambiarono uso e funzione in base alle necessità del momento. Questi vani, in alcuni casi, oltre all’uso abitativo, è ragionevole ritenere che siano stati utilizzati anche come necropoli, luoghi di culto o aree produttive (palmenti) come è attestato anche in abitazioni rupestri del territorio della vicina Nicosia3. In età tardoantica, tra IV e VI d.C., si registrano numerosi contesti funerari in ambiente rupestre con un ampio uso della tipologia sepolcrale dell’arcosolio, come è abbondantemente documentato in area siracusana e iblea. In questo periodo l’area abitata era costituita da insediamenti rurali che sorgevano a circa 300-500 metri dalle aree funerarie4. In età bizantina, nonostante l’organizzazione delle diocesi previlegi i centri costieri, è possibile riscontrare un legame, già presente in epoca precedente, tra la dislocazione degli abitati rupestri – come il caso di Sperlinga- in relazione dell’asse viario Nord-Sud che collegava la costa tirrenica con le aree interne e in relazione alla Via Messina-Montagne, asse viario che permetteva i collegamenti all’interno dell’isola5.

Tra VII e VIII secolo si inizia a manifestare una rarefazione degli insediamenti che iniziano a concentrarsi nei pressi di rocche e castelli. Le tombe nelle aree rupestri sui costoni rocciosi vengono dismesse e si inizia a prediligere sepolture in aree più pianeggianti. Gli insediamenti rupestri abitati riprendono a concentrarsi così intorno a costoni rocciosi facilmente difendibili, come nel caso delle abitazioni rupestri di Sperlinga. Anche in età araba continua ad essere documentata la frequentazione di aree rupestri nel territorio come testimonia la moschea rupestre del Balzo della Rossa a Nord di Sperlinga6, sorta su un precedente edificio di culto cristiano. Un dato significativo relativo agli abitati rupestri è rintracciabile in alcuni documenti di età normanna7 in cui si inizia a rinvenire il nome del proprietario associato alle grotte rupestri viste sempre più come proprietà, indice di una stabilizzazione di questa tipologia abitativa.

Le abitazioni rupestri di Sperlinga erano abitate fino agli anni ’60 da alcune famiglie contadine che usavano i vani come stalle o depositi di derrate alimentari e attrezzi agricoli. Questa lunga continuità d’uso- come già accennato- ha reso difficile una datazione precisa della frequentazione, ma testimonia il duraturo successo di questa tipologia abitativa che garantiva temperature costanti durante tutto l’anno e ampia protezione contro agenti atmosferici e interventi antropici. Oggi alcune delle abitazioni rupestri di Sperlinga, dopo essere state acquistate dal Comune, sono state rifunzionalizzate: alcune ospitano il Museo Etnoantropologico della civiltà contadina, altre continuano a essere utilizzate come depositi.

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1 Adamesteanu 1986, Monumenti rupestri nella Sicilia classica, in La Sicilia rupestre nel contesto delle civiltà Mediterranee. Atti del Sesto Convegno Internazionale di Studio sulla Civiltà Rupestre Medievale nel Mezzogiorno d’Italia (Catania-Pantalica-Ispica, 7-12 sett. 1981), Galatina 1986, pp. 38-39.

2 Uggeri 1986, Il sistema viario romano e le sopravvivenze medievali, in La Sicilia rupestre nel contesto delle civiltà Mediterranee, Atti del Sesto Convegno Internazionale di studio sulla Civiltà Rupestre Medievale nel Mezzogiorno d’Italia (Catania-Pantalica-Ispica, 7-12 sett. 1981), Galatina 1986, pp. 102-103.

3 Patti 2013, Dinamiche insediative nel territorio di Nicosia e Sperlinga tra età Tardoantica e Altomedioevo, in La Villa del Casale e oltre: Territorio, popolamento, economia nella Sicilia Centrale tra tarda antichità e alto Medioevo: Giornate di studio (Piazza Armerina, 30 Settembre – 1. Ottobre 2010), Macerata 2013, p.200.

4 Ivi, pp.207-208.

5 Uggeri 1986, Il sistema viario romano e le sopravvivenze medievali, in La Sicilia rupestre nel contesto delle civiltà Mediterranee, Atti del Sesto Convegno Internazionale di studio sulla Civiltà Rupestre Medievale nel Mezzogiorno d’Italia (Catania-Pantalica-Ispica, 7-12 sett. 1981), Galatina 1986, p.107.

6 Messina 2000, La moschea rupestre del Balzo della Rossa a Sperlinga (Sicilia), in Il Congresso nazionale di archeologia medievale: Musei civici, Chiesa di Santa Giulia, Brescia (28 settembre – 1 ottobre 2000), Firenze 2000, pp. 372-373.

7 Garufi 1899, I documenti inediti dell’epoca normanna in Sicilia, Palermo 1899, pp. 63-65.


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