Sambuca di Sicilia: un borgo sulle propaggini occidentali dei Monti Sicani

di Milazzo Alessandro Vito

Il borgo di Sambuca di Sicilia (AG) vanta una storia che ancora oggi testimonia quel passaggio di popoli che nei secoli caratterizzò la Sicilia. L’attuale nome richiama la denominazione araba dell’insediamento che prese il nome di Zabut “la splendida”, fondato dall’emiro Al-Zabut che scelse questo luogo per la sua posizione strategica su una collina e per la vicinanza del fiume Carboj (Fig.1).

La conquista araba della Sicilia, iniziata nell’827 con lo sbarco nella parte occidentale dell’isola, rese subito necessario individuare e stabilire dei luoghi per installare delle roccaforti per il controllo del territorio e il proseguo dell’impresa. L’830 è l’anno in cui giunse un’importante contingente di forze arabe per proseguire la conquista dei centri maggiori della Sicilia ancora nelle mani dei Bizantini.1 È in questo contesto che va inserita l’edificazione del castello di Zabut e della prima frequentazione dell’area intorno.

Gli arabi amministrarono la Sicilia garantendole un felice periodo di stabilità e floridezza economica e culturale. Oltre a Palermo, la nuova capitale del regno a discapito di Siracusa, avvenne l’ascesa di nuove città come Agrigento. Quest’ultima fu un importante porto per l’esportazione del salgemma e centro di raccolta per la produzione dei cereali dell’altipiano centro-meridionale.2 Rientra nei meriti degli arabi anche la gestione delle varie etnie e fedi religiose presenti nell’isola risolta, non con persecuzioni, ma con la presenza di imposte di compensazione come la Jizya ricadente su tutti coloro che non facevano parte della comunità islamica. Nei pressi di Sambuca sappiamo che alla comunità cristiana del borgo di Adragnus (Adragna)3, alle pendici del Monte Adranone, fu costretto il pagamento di questa tassa per continuare a professare la loro fede e non è improbabile che vi fosse una pacifica convivenza tra le diverse comunità.

Al periodo della frammentazione dello stato arabo in Sicilia, causato da un venire meno di un controllo centralizzato e dall’emergere di diversi comandanti denominati “Qāʾid”, segue la conquista normanna. In quel periodo Zabut faceva parte del territorio del Qāʾid Muhammad ibn Umar ibn Mankud che controllava la parte occidentale della Sicilia comprendente le zone di Trapani, Mazara e Marsala.4

Il castello di Zabut rientrava in un sistema di roccaforti che insieme al castello di Giuliana e a quello di Santa Margherita del Belice servivano a controllare il territorio; era inoltre servito dal fortino Mazzallakkar, un forte che presenta una pianta quadrangolare dotato di torrioni circolari, oggi semisommerso delle acque del Lago Arancio, bacino artificiale alimentato dal fiume Carboj (Fig.4). In età normanna in castello di Zabut e il suo casale- area comprendente terre, edifici e chiese di una determinata area- vennero concessi da Guglielmo II all’abbazia benedettina di Santa Maria Nuova di Monreale5. Questa donazione, avvenuta nel 1185, rientrava in quella serie di concessioni, iniziate già nel 1174, con cui il sovrano dotò l’abbazia di Monreale di un patrimonio territoriale e di risorse immenso in tutto il Val di Mazara. Questi castelli, come quelli di Sambuca, Iato, Corleone e Calatrasi, e i casali, come quello di Sambuca- chiamata Lachabuca– o quelli di Giuliana e Adragna appartenevano al demanio reale e questa loro concessione era un atto dall’importante valore politico, oltre che economico6.

Il casale di Sambuca costituiva, probabilmente, un’appendice del castello coincidendo con quell’area che oggi è denominata “dei vicoli saraceni” o “dei sette vaneddi”. (Figg. 6-7)

Zabut, tuttavia, continuò ad essere abitata da una comunità araba fino al XIII secolo, quando, in seguito ad una ribellione, Federico II fece strage della popolazione dopo due anni di resistenza. Dopo la distruzione di Adragna- oggi Contrada Adragna facente parte di Sambuca di Sicilia- i suoi abitanti si spostarono a Sambuca, che in quegli stessi anni, riuscì a resistere all’ assedio da parte di Martino I. Questi scontri furono il frutto di una sanguinosa guerra civile che animò la Sicilia all’interno della guerra di successione nella casata d’Aragona di Sicilia tra la fine del XIV e gli inizi del XV secolo.   

Il castello nel 1570 venne concesso ai Beccadelli di Bologna passando da baronia a marchesato. Nel 1600 una delle sue torri venne inglobata nel campanile della Chiesa Madre, sorta nel luogo dove un tempo vi era una moschea (Fig.5)7. Del castello oggi non resta nulla poiché distrutto nella prima metà dell’XIX secolo dopo un breve riutilizzo come carcere; al suo posto è stato realizzato un belvedere che abbraccia un panorama che va dalla Valle del Belice ai Monti Sicani (Figg.2-3) Anche se della Zabut medievale restano flebili tracce, ciò che resta dialoga in maniera interessante con le chiese barocche e i palazzi dell’Ottocento; gli stessi vicoli che brulicavano di vita nella Zabut araba sono oggi stati rivalorizzati grazie ad iniziative di street art il cui soggetto è stato per l’appunto il legame con il Mediterraneo e il mondo arabo (Fig.8) Sambuca di Sicilia, oggi, subisce gli effetti del progressivo spopolamento a cui vanno incontro molti borghi dell’entroterra. Tuttavia, le sue caratteristiche storico-culturali ed etno-gastronomiche gli hanno permesso di essere ascritto tra i borghi più belli d’Italia e possono essere il punto di partenza per un turismo intelligente e sostenibile.

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1 Amari 1854, Storia dei Musulmani di Sicilia, Vol.I, Firenze 1854, pp.264-292;

2 Piccinni 2007, I mille anni del Medioevo, Milano 2007, pp.75-76.

3 Fazello 1558, Storia di Sicilia. Seconda Deca, p.578.

4 Birk 2016, Norman Kings of Sicily and the Rise of the Anti-Islamic Critique, London 2016, pp.42-43.

5 Tabulario di Santa Maria Nuova di Monreale, perg. nr. Balsamo 68, Palermo, Biblioteca Centrale della Regione Siciliana.

6 Johns 2002, Arabic Administration in Norman Sicily: The Royal Diwan, Cambridge 2002, pp.151-152

7 Di Giovanna 1985, Alla scoperta della terra di Zabut, Sambuca di Sicilia, Adragna Carboj, 1985

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