Orfismo: culto misterico o religione?

di P.R. Arcadia80

L’incursione nell’orfismo è certamente motivata dalla connessione con i culti dedicati a Demetra e Dioniso. La presenza orfica nel culto eleusino parrebbe concreta nel IV secolo (lo storico Eforo ci riferisce che Orfeo avrebbe appreso i segreti dei misteri a Samotracia, per insegnarli poi a Eleusi): tuttavia, per molti versi, l’esperienza orfica sembra, così come risulta documentata nel V secolo, giustificare la supposizione di una convergenza più antica con quella eleusina, soprattutto per i suoi risvolti escatologici. Il culto orfico presuppone una teologia e una precettistica, costituendosi quindi con i tratti di una religione, come confermerebbe un passo famoso del Menone platonico, dove Socrate afferma, riferendosi a una dottrina che possiamo riconoscere come orfica (metempsicosi): “Le proponevano sacerdoti e sacerdotesse, che si curavano di saper dare ragione del loro ministero. Ma le sostengono anche Pindaro e molti altri poeti, quelli che sono divini”.

In merito ad una letteratura possiamo ricordare la serie di teogonie ( ove è trattato il mito dell’origine dell’umanità e la connessa dottrina di una colpa originaria, che investirebbe, con le proprie conseguenze, la vita umana e dunque a ciò la collegata fede nell’immortalità dell’anima) attribuite al mitico cantore Orfeo, e documentate per lo più nella letteratura neoplatonica, ma con più echi antichi, per esempio in Aristofane (Uccelli). A questa teologia aggiungiamo i precetti intesi come pulizia dalla colpa e all’unione col dio: i riti [teletai] di purificazione [katharsis] e di comunione (partecipazione cultuale), l’osservanza di precise norme o tabù (alimentari ad esempio) ed ascetismo, come attitudine mentale al disprezzo per il corpo.

Sullo sfondo di ciò si stagli il mito che ci è così proposto, nel quadro di una presunta teogonia orfica, da un tardo commentatore platonico Olimpiodoro: “Presso Orfeo si tramandano quattro regni: il primo è il regno di Urano, cui succedette Crono […] dopo Crono regnò Zeus […] in seguito, a Zeus succedette Dioniso: dicono che per macchinazione di Hera i Titani che gli stavano intorno lo sbranassero e gustassero le sue carni. E Zeus, adirato, fulminò costoro, e dalla fuliggine dei vapori che si levarono da essi, sedimentata in materia, nacquero gli uomini […] difatti noi siamo una parte di Dioniso […]”. Il mito è certamente antico, perché eco della colpa titanica si riscontra nelle Leggi di Platone (IV secolo) e in Pindaro (V secolo) ma allusioni sono riscontrabili anche nei Katharmoi di Empedocle.

Nei testi e nei frammenti si accenna a cicli di incarnazione e reincarnazione, durante i quali l’anima sarebbe messa alla prova e poi punita o remunerata attraverso un giudizio e conseguenti premi e punizioni ma anche alla possibilità di sfuggire alla necessità del traumatico passaggio nella carne, per chi sia passato, senza commettere ingiustizia, attraverso tre cicli di giudizio. Per costoro si apre la prospettiva della beatitudine in una sorta di luogo paradisiaco, designato dalla mitica isola dei beati, e dunque della ricongiunzione piena con il divino. In tale prospettiva, anche nell’orfismo in quanto escatologia, diventa decisiva l’esperienza finale, l’estrema prova di liberazione che prelude alla conclusione delle peregrinazioni dell’anima. A questo scopo, come istruzioni d’uso per l’al di là, sono essenziali le laminette funerarie ritrovate in varie località del mondo ellenizzato, la più antica, quella di Ipponio, in Magna Grecia, che salda questo sentiero di purificazione e formazione dell’anima alle analoghe iniziazioni misteriche e dionisiache: nel testo, infatti, troviamo l’ultima vicissitudine dell’anima dell’iniziato [mystes, come a Eleusi, e bakchos, come il seguace di Dioniso] e la sua prova conclusiva: sotto l’egida della divinità orfica Mnemosyne, dea della memoria, l’anima rivendicherà nell’Ade la propria origine celeste , essendo figlia di Terra e Cielo (in Esiodo proposti come genitori di tutti gli dei).

La cultura religiosa orfica, quindi, è ancorata a una forma di suprema conoscenza, attraverso la quale si entra in un orizzonte trascendente, divino e indicibile. La differenza di fondo rispetto ai misteri di Eleusi o al culto di Dioniso risiede semmai nel fatto che il culmine non è più inerente al rito né è individuabile in un momento della esperienza mortale dell’anima, ma soltanto in quell’istante decisivo del confronto tra anima e eternità che gli orfici spostavano nell’Ade, quando la psyché si sarebbe trovata a dar prova di sé, rifiutando le attrattive dell’oblio e recuperando, grazie alla memoria, la propria origine divina.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: