Il castello di Licodia alla luce della rivoluzione castrense, dell’incastellamento e delle considerazione storiche contestuali.

di Federico Giuseppe

La rivoluzione castrense, è un fenomeno molto vasto e complesso che trae origine dalla forma dell’accampamento militare (castrum) e dalla relativa fortificazione (castellum). Si evolse nel corso del tempo, presentando differenze e  al tempo stesso caratteristiche uniformi. In principio situato ai confini dell’impero romano, lungo il limes, dove le colonie militari in posizione di guardia erano appostate in linea provvisoria o permanente. Lo schema era adattato alla naturale conformazione e deformazione dell’ambiente, dove l’incrocio coincideva piu’ o meno con il centro della città, divisa in  due vie principali: il cardo e il decumano. In seguito tale forma d’insediamento venne alla fine dell’VIII e l’inizio del IX secolo d.C., tramite i bizantini  ultima eredità dell’impero, inglobata all’interno della circoscrizione militare del thema (dal greco θέμα , ciò che pone), assunta nel tentativo disperato di contenere e rallentare le incursioni arabe. I popoli arabi (IX secolo d.C) si inserirono successivamente nella conquista del territorio, ma non con l’obiettivo di distruggerne le caratteristiche e nemmeno le usanze, bensì con l’obiettivo di nutrirle e di integrarle. Diedero una loro impronta sul territorio, prima con i villaggi aperti e i casali (rahal, manzil) in seguito accompagnati da un fortilizio (hisn) e le città fortificate (mudun).  

Soltanto con l’arrivo dei Normanni, specie in Sicilia, con Ruggero II d’Altavilla si puo’ confermare l’origine archetipica dei castelli medievali indipendenti, sul riflesso della combinazione, si potrebbe dire, del modello precedente greco-bizantino per quanto riguarda la fortificazione dell’abitato con una cinta muraria e il casale arabo sparso nei distretti¹. Molti di questi fortilizi ed edifici preesistenti furono oggetto di riusi, scelti per la posizione strategica a controllo delle valli e delle strade, oltre che per la loro inespugnabilità. La deduzione dei castelli nel territorio demaniale, a scopo di rafforzare il potere e l’influenza del signore si sviluppò dal periodo normanno svevo (1061-1266) sino a quello angioino(1266-1282). A Federico II della casata Sveva e a Carlo della casata Angioina si devono, infatti, la revisione dei castelli e il mantenimento su autorizzazione della corona, scelti meticolosamente sempre nell’ottica della dominazione sulla viabilità piu’ importante e strategica, di controllo sul territorio circostante².

Fu così che durante l’Alto medioevo, le invasioni e le scorrerie diedero l’impulso alla necessità di una difesa spontanea locale e per iniziativa feudale, sorsero i castelli, con funzione difensiva. Tale fenomeno è noto come “incastellamento“: l’impotenza dell’autorità regia di organizzare la difesa conseguì l’accentramento umano organizzato, in abitati d’altura sempre piu’ complessi e chiusi da mura fortificate, raggruppati, gerarchizzati all’interno di vere e proprie circoscrizioni. Ciò sancì, ben presto il disgregamento del potere centrale, poichè coloro che furono messi a rappresentanza dei borghi e dei villaggi ne rivendicarono presto il possesso del feudo, tradendo la fiducia e il patto con la sovranità che li pose in essere. Alla fine delle scorribande, difatti, l’immediata conseguenza della realtà castrense vide il mutare del  ruolo delle fortezze, che da organi di difesa si trasformarono in centri di potere e dominio autonomo, dove si imposero casate e dinastie. In primo luogo, dal punto di vista politico e istituzionale, la degenerazione negativa del fenomeno è imputabile all’ordinamento carolingio, in seno alla politica vassallatico-beneficiaria, per quanto concerne la soluzione dell’ereditarietà dei feudi maggiori (Capitolare di Quierzy, 877 d.C.) e dei feudi minori (Edictum de beneficiis, 1037 d.C.) che declino’ il concetto di lealtà e fiducia, vedendo la nascere dei poteri individuali, spinti dalla volontà d’arricchimento e dalle bramosie personali. In secondo luogo, il fallimento del sistema carolingio vide anche, il mancato adattamento delle strutture fondiarie e agrarie alla crescita demografica ed evidenziò la precarietà della proprietà privata.  Questo permise alle classi dirigenti di integrare i contadini all’interno di un’organizzazione sociale controllata, molto spesso sfociante nell’oppressione. Il castello fu, dunque, la cellula di base insediativa, dell’età alto medievale che dall’X si protrasse sino al XIV secolo, presentandosi come la fase di massima frammentazione del potere su scala locale, nonostante i tentativi di inserimento in una rete controllata dall’autorità regia³. Basti pensare il Vespro, il governo fallimentare dei quattro vicari e la guerra cosiddetta dei 90′ anni, le cui lotte baronali scardinarono ogni tentativo di unità. La natura dell’incastellamento, probabilmente, prevede questa forma di incostante diffidenza verso l’esterno, conciliando caratteristiche peculiari come autosufficienza e sussistenza e al tempo stesso caratteristiche più scontrose come: militarizzazione dello spazio, controllo del territorio e cinte murarie con torri e fortificazioni. Questa uniformità prepara il terreno a una forma di isolamento, senza alternative, dove la consuetudine arbitra ogni cosa.

Il Castello di Santapau, sito nel territorio di Licodia Eubea, sorge su uno sperone di roccia calcarenitica, il colle castello (582 mt s.l.m) che gli conferisce una posizione strategica e di controllo sulla valle. Il complesso si presenta come un rudere provato dai terremoti che afflissero la Val di Noto, ma imponente sovrasta la pianura sottostante. Nonostante le precarie, condizioni è facilmente riconoscibile la cinta muraria, soprattutto nella parte meridionale grazie alla precisa collocazione lungo il perimetro, ai cui vertici erano collegate le sei torri difensive di cui oggi ne resta soltanto una. Nel XIII secolo rientra nell’elenco dei castelli del Regio demanio, come testimoniato dallo Statum Castrorum Siciliae, quindi ci riferiamo a quei castelli di proprietà della corona. La datazione certa è conferita da una fonte indiretta, un documento che lo situa in età Angiona e lo collega nello specifico, alla dinastia degli Artus (1270) e alla comparazione dovuta  all’analisi tipologica del castello strutturato, oltre la cinta muraria, con la presenza all’interno di un mastio o per meglio dire un Donjon anglo-angioino, di forma quadrangolare, residenza esclusivamente signorile⁴. La pianta del castello è irregolare, tanto quanto il rilievo del declivio scosceso e dal punto di vista orografico la sua conformazione ben si presta e si adagia alla vetta, sfruttando la posizione conferita dalla sommità con i sui strapiombi. La topografia risulta funzionale all’ambiente con la posizione sopraelevata a ridosso della valle, che ben la protegge naturalmente, rivelandone lo scopo difensivo militare.

Il castello di Licodia, dopo la presenza angioina degli Artus (1270) e dei Callari (1299) investiti da Federico III d’Aragona come Conti di Licodia, ebbe il suo maggiore splendore con l’investitura da parte del Re Martino I  della famiglia aragonese degli Adamar (XIII secolo) baroni di Santapau dal 1150 in Girona, Catalogna. In questo periodo si inserisce la curiosa vicenda di Aldonza Santapau (figlia di Raimondo Santapau barone di Licodia) data in moglie ad Antonio Barresi barone di Militello, che si invaghi’ dell’amministratore Caruso. La vicenda presenta delle analogia con Paolo e Francesca del racconto dantesco, ma ebbe un epilogo ben piu’ tragico, i due furono torturati e poi uccisi, dallo stesso Barresi che strangolo’ la povera donna. La famiglia Santapau, non contenta dell’esilio che subi’ il barone, si vendicò uccidendolo in un imboscata.

Successivamente il marchesato di Licodia passo’ ai Ruffo, Principi di Scilla (Calabria) in merito al matrimonio di Camilla Santapau con Muzio Ruffo, ultima casata fino all’abolizione del feudalesimo.⁵ Il terremoto del 1693 distrusse varie parti del castello come i muri interni e relative alle zone residenziali, ma l’accesso è visibile da sud dove è situato l’ingresso principale e sono presenti anche altre entrate ed uscite secondarie tattiche, elemento di grande fascino che si lega alla presenza di un ipogeo sotterraneo, sia dal punto di vista speleologico, sia dal punto di vista “misterico”. Una ricognizione preliminare, non invasiva, ma sistematica con una lettura incrociata delle fonti  potrebbe garantire un ulteriore approfondimento, poichè molte leggende sono legate alla funzione dei sotterranei in connessione al castello e molte e misteriose le frequentazioni che risalgono a tempi piu’ remoti.

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1 Henri Bresc, L’incastellamento in Sicilia, in Normanni Popolo D’Europa MXXX.MCC, Venezia, 1994,pag. 217-219.

2 Henri Bresc e Ferdinando Maurici, I castelli demaniali della Sicilia, secoli XIII-XIV, pag.271-274.

3 Massimo Montanari, Storia Medievale, Editori Laterza, pag.106-110.

4 Joseph Decaens, L’architettura militare, in Normanni Popolo D’Europa MXXX.MCC pag.43-49.

5 CarmeloVerdi, I Santapau di Sicilia, Licodia Eubea, Firenze 1997.

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