Da necropoli tardo-antica a chiesa rupestre: il sito della Grotta dei Santi (Licodia Eubea)

di Milazzo Alessandro Vito

L’area che interessa il Colle Calvario -altura che sorge a Nord-Est dell’abitato di Licodia Eubea (CT)- ospita numerosi insediamenti cristiani rupestri, molti dei quali devono le loro origini ad una precedente frequentazione tardo-romana. Molti dei complessi sepolcrali che sorsero in molte aree della Sicilia orientale- come in questo caso- furono realizzati in grotte naturali con una continuità di frequentazione che in alcuni casi va dall’età protostorica al periodo successivo alla dominazione araba. Non meno frequente è inoltre la presenza di abitazioni rupestri o diere (dall’arabo al-dyar “la casa”), abitate in epoca bizantina e araba, molto diffuse in tutta la Sicilia sud-orientale. Numerose contrade e località confermano un uso delle aree durante tutto il tardo periodo imperiale e non si esclude che molte aree facessero parte di un sistema collinare interconnesso. Tra le numerose aree, oltre il Colle Calvario e il Colle Castello, ricordiamo anche località San Cono, Contrada Pirrone, località Santa Venera, Contrada Perriere Sottano, Contrada Salvatore, Contrada Casale e Contrada Santu Liu.  La presenza di numerosi siti con una frequentazione così consistente in età cristiana può essere spiegata probabilmente anche dalla posizione di Licodia Eubea (Fig.1). L’abitato si trovava, infatti, in una posizione favorevole all’interno della rete di viabilità che in età medievale conduceva da Mineo a Kaukana in direzione Nord-Sud e permetteva di intercettare l’antica Via Selinuntina che da Siracusa conduceva attraverso Acre e Casmene fino a Gela per continuare verso il litorale sud-occidentale della Sicilia.

Una consistente ripresa insediativa di alcune di queste aree avvenne già in età bizantina tra VI e VII secolo d.C. e si andò accentuando in seguito alla conquista araba a partire dal IX secolo d.C. Forse proprio la presenza araba indusse ad un fenomeno di ritiro di alcune comunità e una loro aggregazione intorno ad abitati rupestri o a grotte, concentrate in alcune vallate e in alcuni settori montani. Possiamo ipotizzare che alcuni di questi siti rupestri facessero riferimento a borghi abitati, molti dei quali oggi non più rintracciabili. Tra i principali edifici di culto cristiani nell’area di Licodia ricordiamo una trichora (ambiente rettangolare a navata unica con absidi su tre lati) in contrada Pirrone e numerose necropoli, alcune delle quali riadattate a luoghi di culto rupestri1.

Un sito davvero interessante che conobbe una lunga continuità d’uso e che sorse non molto lontano dalle aree sopra citate è la Grotta dei Santi. L’area è situata in Contrada Alia a sei chilometri a Nord di Monterosso Almo (RG). La grotta si trova sul versante Sud del colle denominato “Poggio dei Santi” e deve il suo nome ai medaglioni dipinti raffiguranti dei santi- oggi non più leggibili- posti sopra le sepolture a baldacchino. Anche in questo caso, come era consuetudine, avvenne un efficace riuso e riadattamento di un’area utilizzata in precedenza; rare sono infatti le fondazioni ex novo. Infatti, a partire dal periodo tardo antico, l’area sembra già essere adibita a necropoli come è testimoniato dalla presenza di sepolture scavate nella terra nuda senza alcun tipo di copertura (tombe sub divo) e da resti di recipienti in vetro forse connessi con il rito del refrigerium2. Questo rito cristiano veniva compiuto nell’anniversario della morte del defunto e traeva alcune sue caratteristiche dalla pratica del banchetto pagano.

Il complesso è costituito da due terrazzamenti composti ognuno da due diverse camere sepolcrali. Il terrazzamento inferiore ospita le sepolture nel pavimento e in alcuni arcosoli nelle pareti. Il terrazzamento superiore è, invece, costituito da due stanze adiacenti: l’“Antro delle Sepolture” rivolto a Nord-Est e l’”Antro della Crocefissione” rivolto a Sud-Ovest (Fig.2). Nella parete opposta all’area di ingresso della prima stanza sono state collocate quattro sepolture scavate direttamente nella roccia e al centro della camera sono presenti sei tombe del tipo a baldacchino o tegurium analoghi a quelli trovati in altri complessi funerari come quello di Canicattini Bagni (Siracusa) o di Grotta delle Trebacche nel ragusano (Figg.3-4). Attorno a queste tipologie di sepolture sono presenti i resti di tre arcosoli. Molto probabilmente la sepoltura a baldacchino era indice del prestigio dell’individuo raggiunto all’interno della comunità3. Nella seconda camera, collegata alla precedente, è possibile leggere le tracce di tre arcosoli e sulla parete orientale è presente il famoso affresco della Crocifissione datato tra il XI e il XIII secolo d.C. (Fig.5). L’affresco venne realizzato da maestranze bizantine che continuarono a operare in Sicilia anche con l’avvento dei Normanni. Solo per citare qualcuno dei numerosi confronti si vedano gli affreschi della chiesa rupestre del Crocifisso (Lentini) (Fig.6), della grotta dei santi di Castelluccio (Noto) o delle catacombe di Santa Lucia (Siracusa).

Molto probabilmente la frequentazione di molti di questi centri in epoca tardo bizantina può essere correlata al fenomeno del monachesimo basiliano. Questi monaci si rifacevano alla regola di San Basilio Magno (330-379 d.C.) che prevedeva che i monaci, oltre a condurre una vita cenobitica, continuassero a mantenere i contatti con le aree abitate continuando a praticare il sacerdozio. In seguito all’iconoclastia (730 d.C.) molti monaci basiliani si spostarono, infatti, nel Sud Italia e in Sicilia4. Questi i monaci si insediarono in aree separate dai centri abitati – come grotte, catacombe, aree montane e collinari- creando così un sistema di centri dove poter alloggiare e pregare. In altri casi i monaci scavarono nella roccia delle grotte artificiali – chiamate laure-dove risiedere. Molte di queste esperienze si conclusero con la venuta degli Arabi; altre rimasero e rinvigorirono la loro attività dopo la venuta dei Normanni.

La Grotta dei Santi, dunque, nasce come una necropoli tardo romana e- come molte aree sepolcrali durante il progressivo diffondersi del cristianesimo- venne riutilizzata come luogo di culto da alcune comunità che abitavano l’area. La dominazione bizantina permise la crescita di questa comunità e un’aggregazione intorno a questi centri alimentata, in seguito, dal monachesimo basiliano e dal periodo di instabilità durante la conquista araba. A partire dall’XI secolo d.C. sono testimoniate alcune modifiche in una delle due camere con lo scopo di rendere il vano simile ad una chiesa come testimoniano gli affreschi e gli interventi strutturali.

L’intimo luogo di una comunità che, nonostante il passare dei secoli, frequentò questo sito rupestre fino alla metà del XV secolo.

________________________

1 Messina 1994, Le chiese rupestri della Val di Noto, Palermo 1994.

2 Bonacini 2008, Il borgo cristiano di Licodia Eubea, Trento 2008, p.36.

3 Ivi, pp.34-35

4 Ravegnani 2004, I Bizantini in Italia, Bologna 2004, pp. 131-135.

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