Un balcone sugli Iblei: il castello Santapau di Licodia Eubea

di Milazzo Alessandro Vito

Dall’alto dei suoi 600 metri, i resti del castello Santapau dominano l’abitato di Licodia Eubea (CT) e la vallata sottostante. L’altura su cui sorge il castello – denominata per l’appunto Colle Castello- presenta tracce di frequentazione precedenti alla fortificazione del colle che suggeriscono una continuità d’uso dell’area particolarmente duratura come dimostrano i resti di fortificazioni attribuite, prima, alla presenza bizantina e, in seguito, anche alla presenza araba (827-1091).
Il castello Santapau viene nominato per la prima volta nel 12741 all’interno dello Statuto Castrorum redatto in età angioina. Questo castello rientrava -insieme ad altri 20- tra i castelli demaniali della Sicilia citra Salsum (ovvero la parte della Sicilia orientale separata attraverso il fiume Salso dalla Sicilia occidentale, la Sicilia ultra). Questa tipologia di documento- lo Statutum de Reparatione Castrorum– rientrava nel progetto di Federico II di raccolta e codificazione per iscritto di alcune leggi e consuetudini di età normanna2. Lo statuto decretava che le “popolazioni circostanti”, e non il potere regio, dovessero occuparsi della riparazione e della manutenzione dei vari castra presenti nel Regno3. Questo strumento nato nel periodo normanno-svevo (1061-1266) continuò ad essere utilizzato anche durante il breve dominio angioino (1266-1282).
Anche Carlo I d’Angiò, che in un primo momento aveva tentato un accentramento dell’amministrazione dei castelli, ritornò dopo qualche anno al sistema federiciano dei distretti amministrativi castellani. Questa rete di roccaforti- di cui il castello Santapau faceva parte- aveva una vastissima estensione, ma anche altissimi costi di gestione. Se dal punto di vista della manutenzione possiamo leggere una continuità tra l’età sveva e quella angioina, lo stesso non può essere detto riguardo alla loro gestione, affidata troppo spesso a castellani e soldati di origine d’oltralpe, piuttosto che a personale proveniente dal Regno come avveniva in precedenza. Questa separazione tra castello e territorio, probabilmente, fu uno dei diversi fattori che incrementò quelle tensioni che sfoceranno nei Vespri Siciliani del 12824. Il castello assunse il suo aspetto definitivo in seguito ad una serie di interventi che -tra XII e XIII secolo- coinvolsero molte delle roccaforti presenti nel Regno di Sicilia con lo scopo di creare dei centri per il controllo e per la gestione del territorio.

Il castello è impostato su un rilievo di roccia calcarea presente sulla cima del colle e presenta dunque una pianta che si adegua all’andamento del terreno. I resti del castello ci permettono di ricostruire alcuni tratti della cinta muraria e ipotizzare la presenza di un’articolazione interna composta dal cortile centrale che faceva da area di snodo verso gli altri vani del castello. Ad Est- tra i resti delle torri ancora visibili- era presente una porta d’ingresso. L’entrata principale era, invece, probabilmente sul lato Sud tramite il versante meno ripido e da cui è possibile salire tutt’ora.

Le storie del castello Santapau e di Licodia Eubea sono fortemente intrecciate. Questo territorio, infatti, ottenne a partire dal medioevo un importante floridità economica e una decisa importanza politica tanto da passare tra le mani di diverse famiglie nobiliari nel corso dei secoli.

Sulla base delle notizie storiche in nostro possesso è possibile vedere come la funzione difensiva sia stata affiancata dal consistente ruolo del castello come dimora signorile: un processo iniziato già a partire dalla fine del XIII secolo. In età angioina il territorio venne affidato a Bertrando Artus. In seguito, Federico III d’Aragona nel 1299 concesse a Ugolino de Callaro il titolo di conte e la stessa Licodia. Questo diploma venne confermato anche con l’avvento di Carlo II d’Angiò grazie all’appoggio prestato da Ugolino de Callaro nello scontro con il precedente sovrano.

Tra i vari casati che ebbero in gestione l’amministrazione del castello annoveriamo la famiglia di origine normanna dei Filangeri in età aragonese e gli Adamar, signori di Santapau, a cui venne concesso il feudo dal futuro re di Sicilia Martino I (1401-1409). La longevità con cui questa casata governò Licodia Eubea tra il XV e il XVI secolo e la floridezza economica e politica di questo periodo suggeriscono il motivo per cui ancora oggi il castello porta il loro nome.  Alcuni esponenti dei Santapau rivestirono la carica di “Presidenti del Regno di Sicilia”: vicari scelti tra i nobili o gli ecclesiastici più prestigiosi e influenti dell’isola e nominati direttamente dai Viceré di Sicilia con funzioni sostitutive in caso di prolungata assenza o malattia di questi ultimi e con la facoltà di presiedere il parlamento. Possiamo immaginare che proprio in questi secoli il castello Santapau attraversò il suo periodo di massimo splendore con un’articolazione rinnovata degli spazi interni oggi difficilmente ricostruibile. Tuttavia, è bene ricordare che spesso l’aggiunta di strutture- come, per esempio, un dongione- spesso segna il passaggio da un detentore ad un altro e può assumere una certa valenza politica alla luce dei numerosi rapporti competitivi tra le varie famiglie nobiliari dell’isola5.

Con la morte di Donna Camilla, ultima esponente dei Santapau, nel 1618 il marchesato di Licodia passò nelle mani del figlio Vincenzo Ruffo, appartenente ai Ruffo di Calabria, una delle più grandi casate del Regno di Napoli.

Il castello purtroppo non venne risparmiato dal grande terremoto della Val di Noto del 1693. I danni del terremoto furono ingenti e furono censite numerose vittime anche tra la popolazione di Licodia Eubea. Oggi del castello resta una delle torri e alcuni tracciati della cinta muraria che custodiva il complesso. L’abbandono in seguito al terremoto e le incurie del tempo hanno segnato fortemente il castello e oggi i suoi resti sono solo un eco di quel maestoso complesso architettonico che era un tempo il castello Santapau.

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1 Bresc, Maurici 2009, I castelli demaniali della Sicilia (secoli XIII-XV), in Castelli e fortezze nelle città italiane e nei centri minori italiani (secoli XIII-XV), Centro Internazionale di Ricerca sui Beni Culturali,2009, pp.271-317.

2 Houben 2005, STATUTUM DE REPARATIONE CASTRORUM, in Enciclopedia fridericiana (2005). [1] Sthamer 1995, L’amministrazione dei castelli nel Regno di Sicilia sotto Federico II e Carlo I d’Angiò, Bari 1995.

3 Sthamer 1995, L’amministrazione dei castelli nel Regno di Sicilia sotto Federico II e Carlo I d’Angiò, Bari 1995.

4 Houben 2004, L’amministrazione dei castelli, in Le eredità normanno-sveve nell’età angioina. Persistenze e mutamenti nel Mezzogiorno (Atti delle XV Giornate normanno-sveve, Bari, 22-25 ottobre 2002), Bari 2004, pp. 219-234.

5 Settia 2017, Castelli medievali, Bologna 2017, pp.85-86. [1] Calabrese 2018, L’epopea dei Ruffo di Sicilia, Bari 2018.

6 Calabrese 2018, L’epopea dei Ruffo di Sicilia, Bari 2018.


3 pensieri riguardo “Un balcone sugli Iblei: il castello Santapau di Licodia Eubea

  1. Complimenti Alessandro, un articolo molto piacevole alla lettura e ricco di particolari; sono soddisfatto anche per la capacità di sintesi mostrata, che non ha danneggiato l’esposizione.
    Mi chiedevo se, come opinione tua professionale, il Castello Santapau possa essere fatto rientrare all’interno del fenomeno europeo dell’incastellamento, sebbene questo momento storico sia in genere posto tra 900-1100 d.C..
    Grazie

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    1. Ti ringrazio molto, sono contento che dalla lettura sia possibile cogliere sia la vista generale sul castello Santapau che i punti singoli su cui mi premeva porre l’attenzione.
      Secondo me sicuramente il fenomeno dell’incastellamento europeo suscitò alcune influenze anche sulle rocche e sui castelli che iniziarono a sorgere nel Sud Italia. Tuttavia ho notato che in letteratura il fenomeno dell’incastellamento europeo – e nello specifico quello dell’Italia centro-settentrionale- viene affrontato come un filone di studio separato rispetto all’incastellamento nel Sud Italia. Sicuramente ciò è dovuto alle diverse situazioni politiche tra le due aree e agli influssi più di matrice nord europea nel primo caso e quelli di matrice arabo-bizantina nel secondo. L’interessante sistema della gestione dei castelli dall’età normanna vede poi in età successive da un lato una continuazione su alcuni aspetti e dall’altro esperienze innovative ed eclettiche dal punto di vista architettonico soprattutto con Federico II. Poi ovviamente ogni castello ha la sua storia e le sue caratteristiche figlie del tempo in cui è stato edificato.

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