Santa Maria delle Stelle (Comiso): breve tour.

di P.R. Arcadia80

Esempio di alto livello artistico ed architettonico fra le Diocesi di Ragusa e Siracusa, questa chiesa fu costruita tra il XIV ed il XV sec, innalzata sui resti di un tempio pre-esistente di impianto chiaramontano risalente al XII sec., dedicato a Santa Maria del mulino, in quanto situato alla prossimità del vecchio mulino. Nei primi decenni del Cinquecento sulla parete esterna del transetto (lato sud-est) fu installato il primo “orologio del tempo”, che più tardi, esattamente nel 1881, verrà sostituito da un orologio più moderno, mentre l’orologio originale verrà trasferito nella chiesa della Madonna delle Grazie.

La Chiesa collassò con il terremoto del 1693 che lasciò intatta la torre campanaria. Fu, dunque, ricostruita nel 1699. La facciata settecentesca su due ordini di “lesene” (pilastri verticali sporgenti con funzioni decorative) venne completata invece nel 1936, includendo la costruzione della parte superiore della torre campanaria, ad opera dell’ingegnere Santoro Secolo. La Cupola con colonne corinzie attorno al tamburo è forata da ampie finestra centinate; internamente ricca di decorazioni non da mai senso di “pesantezza” grazie alle alte colonne e agli archi a tutto sesto che “alleggeriscono” il tutto.

La ricostruzione fu finanziata da Baldassarre IV Naselli (figlio di Luigi Naselli, conte di Comiso e principe di Aragona) nel 1673. Ricordiamo, a tal proposito, come sotto i principi Naselli, Comiso visse un periodo di assoluto splendore. Nel 1571 Gaspare II Naselli aveva elevato il Baronato di Comiso in Contea, e fu durante il rinascimento che la città si arricchì delle chiese maggiori.

Diversi sono stati gli interventi di ristrutturazione, dalla ricostruzione delle due navate laterali alla costruzione della cupola nel 1837. Durante la ricostruzione dal terremoto tra le varie maestranze locali troveremo lo scultore comisano, Emanuele Lucenti che si adoperò nell’intaglio delle mandature del tempio. I lavori di restauro, guidati dall’arciprete e parroco Francesco Maria Porcelli, furono così spediti che già nel dicembre 1699 il vescovo di Siracusa, Asdrubale Termini poté riconsacrare il tempio, come testimonia una lapide commemorativa posta all’interno della chiesa, a destra della porta maggiore. La cupola, comunque, fu completata molto più tardi grazie agli interventi degli architetti locali Battaglia e Galeoto ed in quest’ ultimo progetto avverrà la “snellitura” della cupola, divenendo altro elemento di stile neo Gotico e completata nel 1894.

L’interno della chiesa è reso magnificente dalle opere d’arte, quadri e sculture sacre e monumenti funebri. Quindici sono gli altari distribuiti simmetricamente (il più grande, nella navata centrale, dedicato alla nascita della Vergine e attribuita al Maratta). La chiesa a croce latina ha tre navate. Il soffitto della navata mediana ha affreschi (risaltati dal seicentesco tetto ligneo) , del siciliano Antonio Liberti detto “il Barbalonga” , che raffigura scene dell’Antico Testamento. Verso l’altare dedicato alla Madonna del Carmine, troviamo una statua in marmo, di tarda scuola Gaginesca. L’altare maggiore è in marmi policromi e lapislazzuli del XVII sec. All’interno della chiesa anche i monumenti funerari dedicati a Baldassarre Naselli (risalente al 1753) e all’ arciprete Porcelli che insieme, appunto, provvidero alla ricostruzione. Nella navata sinistra, il monumento sepolcrale del fanciullo, opera neoclassica del 1813.

I pilastri e l’arco a punta delle navate, sono elementi che fanno parte  della precedente costruzione. Gli archi a punta delle navate, infatti, sono caratteristiche dello stile gotico (l’arco a punta fa la sua strada in Europa diventando caratteristica definitiva tra il XII e XVI sec., altri due elementi dello stile gotico sono la volta a vele e gli archi rampanti, ad esempio la Cattedrale di Notre Dame). La fonte battesimale fatta in marmo di Carrara fu completata nel 1798 da uno scultore anonimo.

Fra le numerose tele meritano particolare menzione: la “Natività di Maria”, del primo decennio del Settecento, attribuita a Carlo Maratta, posta sull’altare maggiore; tre tele di Giovanni Ulisse Ciriaci, raffiguranti l'”Immacolata Concezione”, la “Presentazione di Gesù al Tempio” e l'”Assunzione di Maria al Cielo”, poste sulle pareti laterali e sul soffitto dell’abside. Di rilevante interesse è anche la pregevole cassa organarica del Settecento, attribuita al sacerdote napoletano e noto costruttore di organi, Donato Del Piano, vissuto tra il 1704 ed il 1785.

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