Presentazione complesso “Grotta dei Santi”, Licodia Eubea (CT)

di Monteneri Graziano

Il complesso situato in Poggio dei Santi, a sud-est di Licodia Eubea (CT), è denominato Grotta dei Santi e costituisce una necropoli di epoca tarda antica.

Con il termine necropoli si intende letteralmente una “città dei morti” (dal greco nekròs e polis), mediante il quale i greci antichi designavano le sepolture addentrantisi sotterra la città di Alessandria d’Egitto; mentre in epoca moderna passò ad indicare tutto quell’insieme di sepolture di epoca precristiana1. Se nella funzione non si distingue da un cimitero, inteso generalmente come luogo di sepoltura dei defunti e posto fuori dai centri urbani, è vero tuttavia che una necropoli presenta delle caratteristiche tipiche delle civiltà antiche precristiane. In epoca eroica della Grecia continentale le tombe a thòlos erano chiuse entro la cinta muraria delle cittadelle regali, e dunque non propriamente luogo dove circolasse la popolazione urbana; di contro, dopo il VII sec a.C. fu stabilita la regola di sotterrare i morti fuori dal perimetro cittadino2.

Durante l’età del bronzo (ca 1700-800 a.C.) in Europa i morti erano in genere inumati in tombe in posizione rannicchiata, dalla metà della stessa epoca invece risalta l’incinerazione. In particolare, in Etruria, le sepolture erano di preferenza collocate di fronte alle città, sopra una piattaforma isolata e rocciosa; le più antiche di queste continuano a preservare la forma a tumulo3 della media età del bronzo. Molto spesso, tale genere di trattamento, era però riservato alle classi alte: i defunti erano inumati con corredo di armi e ornamenti. Per quanto riguarda la maggior parte della popolazione dell’epoca, il servizio funebre prevedeva la forma più semplice, cosicché le tombe si presentavano come delle mere fosse o pozzi o strette camere scavate nel suolo, quest’ultimo tipo di sepoltura ci permette di passare a considerare il caso particolare degli antichi romani.

In epoca romana antica fu fatto divieto, dalla legge dello Stato, di seppellire o di bruciare i morti entro le mura della città, pertanto le necropoli cominciarono a diffondersi nelle zone circostanti le città; la sepoltura prevedeva dei sarcofaghi di marmo o di piombo, urnette o stele o tombe a cappuccina4.

Bisogna prestare attenzione a non confondere una necropoli, come la Grotta dei Santi, con una Colombaria, giacché in quest’ultima occorrenza la definizione è la medesima, trattandosi ugualmente di tombe collettive, tuttavia questo genere di sepoltura, in uso all’epoca augustea, erano costituite da ambienti le cui pareti ospitavano una serie di loculi incavati, ed è qui che si conservavano le urne cinerarie e le cassette. La Grotta dei Santi di Licodia, di contro, presenta indubbiamente anche delle tombe ad arcosolio e a fossa: un sarcofago chiuso da una lastra di marmo o in semplice muratura ed inserita in una nicchia, scavata nella parete, sormontata da un arco a tutto sesto (da cui il nome).

La necropoli di Poggio dei Santi è costituita da diversi livelli, o terrazzamenti, con tre aperture per la grotta, delle quali soltanto una è quella principale; esaminando l’interno si nota come il centro del vano sia occupato da una fila di sei sepolcri a baldacchino.

Come si può osservare nelle figure presentate la sepoltura ad arcosolio di tipo comune (Fig. A) esibisce l’arco a tutto sesto molto chiaramente; nel caso della necropoli di Poggio dei Santi (Fig. B) la tipologia è la stessa, sebbene l’arco sia accennato solamente, in quanto danneggiato non è più visibile. È importante però come detto, fare attenzione a non confondere la tipologia di sepoltura a colombaria, anch’essa comunque presente nella necropoli di Licodia (Fig. D) con la prima catalogazione; difatti come si nota molto più chiaramente nella colombaria di Villa Codini a Roma (Fig. C), l’esempio più illustre di questa classificazione, la sepoltura è indubbiamente differente dalla regola della necropoli siciliana, che segue invece il modello ad arcosolio e dunque più vicino all’interno delle catacombe di Pantalica.

Le necropoli siciliane in grotte, che con vocabolo paesano si dicono Ddjeri5, sono concentrate a nord e a sud dell’abitato delimitando il centro abitato, il quale coincide oggi con la moderna Licodia. A sud si trovano le necropoli di Sarpellizza, Piazzese, Bianchette e Scifazzo; a nord quelle del Calvario, di Perriera e di Vigna della Signora. La necropoli di Grotta dei Santi, come già anticipato, presenta sia tombe ad arcosolio sia una piccola sezione del tipo colombaria; sono inoltre rinvenibili delle tombe a fossa, molto probabilmente destinate a defunti appartenenti ad una classe sociale inferiore, in ragione della forma grezza e più spoglia con cui si presentano. All’interno del complesso funerario si trovano anche delle incavature, in queste venivano poste delle lucerne per illuminare gli ambienti.

Nel complesso il sito di Poggio dei Santi, oggetto di studio del prof. Agnello Giuseppe nel 1940, non è molto esteso, se paragonato ad altre necropoli costruite dall’uomo che possono raggiungere estensione tali da essere equiparate a delle vere e proprie cittadine; tuttavia, in quanto monumenti antecedenti all’arrivo delle colonie elleniche, sono testimonianza di un alto livello di civiltà raggiunto.

Il complesso Grotta dei Santi è stato dunque una necropoli sino a circa il 500 d.C., pertanto se ne può dedurre come anche i primi cristiani le utilizzassero come luoghi di sepoltura; dal secolo successivo in poi, tuttavia, il sito ha cambiato la sua destinazione d’uso per diventare un unico ambiente chiesastico, come dimostrato dalla presenza di affreschi a carattere religioso cattolico.

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