Il culto di Demetra/Cerere in Sicilia: Enna e la rocca di Cerere.

di P.R. Arcadia80

Diodoro siculo fa intendere che il nome stesso di Demetra sia collegato a quello di “Dea Madre” (Libro III, 62). Demetra è dunque divinità della terra coltivata, protettrice dei campi e dell’agricoltura, sarà conosciuta e venerata dai romani come Cerere. Figlia di Kronos e di Rhea e sorella di Zeus, da questi ebbe una figlia: Persefone, chiamata anche Kore. Il mito, sulla quale non ci dilungheremo, vedrà, alla fine, Kore restituita alla madre, con la condizione che un terzo dell’anno avrebbe dovuto trascorrerlo con Ade nel regno dei morti. Il ritorno di Kore sulla terra pose fine alla siccità, il grano tornò a germogliare.

Se la posizione geografica della Sicilia giocò un ruolo di primo piano nel determinare le rotte commerciali dei primi popoli navigatori, sicuramente anche la capacità produttiva dell’Isola, specie nel settore cerealicolo dell’area centro-meridionale, ebbe un peso non trascurabile nel determinarne l’importanza, tant’è che i Romani, dopo le guerre puniche ne fecero una provincia, e, in certi momenti, la loro principale fonte per l’approvvigionamento del grano. Considerando questa condizione era inevitabile, per il “granaio di Roma”, non accogliere il mito di Demetra, dea del grano. Proprio a Enna, nel cuore della Sicilia, il mito e il culto di Demetra e Kore erano profondamente sentiti. Dionigi d’Alicarnasso (Epitome 5, 5) ci informa che Enna, già nel 552 a.C., era abitata dai Greci e che la città antica occupava una rocca naturale situata proprio nel centro della Sicilia. L’acropoli di Enna corrispondeva al luogo ora occupato dal Castello di Lombardia, a Nord di questo vi è un roccione detto “Rocca Di Cerere”, qui, probabilmente va situato un celebre santuario della divinità, il cui culto aveva reso Enna nota in tutto il mondo antico. Cicerone ne ha lasciato una descrizione nelle Verrine, dove, a proposito delle ruberie di Verre, scrive “questi, non potendo asportare le due gigantesche statue di Demetra e di Trittolemo (figlio del re Celeo), si contentò di impadronirsi della statua di “Vittoria”, che la dea teneva in mano”.

Ancora Cicerone parla del culto di Cerere a Catania (Verrine, II.IV.99), dove all’interno di un sacrario dedicato a Cerere vi era “un’antichissima statua di Cerere che le persone di sesso maschile non solo non la conoscevano nel suo aspetto fisico ma non potevano neanche accedere a questo a questo santuario”. Qui, però, occorre fare una breve premessa: nella sua evoluzione, la religione naturale assunse, da un certo momento, un aspetto antropomorfico: alle divinità naturali inizialmente adorate vennero attribuite forme e virtù tipicamente umane. Questo processo evolutivo predisporrà il terreno per quelle che saranno le religioni universali, come quella cristiana, in cui predominerà il concetto universalistico della divinità. Ecco, quindi, che attorno ad alcune divinità (Dioniso, Demetra, Cibele, Iside) nascono quelle religioni chiamate misteriosofiche caratterizzate da una serie di riti segreti compiuti dagli adepti e definite “religioni di salvezza”. Nello specifico, a Catania, era molto attivo il culto di Iside.

Il culto di Demetra era poi presente a Selinunte (santuario in cui le parti più antiche risalgono al VII secolo a.C.), Gela, ad Agrigento (ancora visibile il tempio, databile al 470 a.C., incorporato in una chiesetta medievale), a Morgantina ed a Siracusa dove Cicerone parla di due templi sublimi (Verrine, lib. II.IV.119).

*Questo estratto fa parte di un lavoro più ampio su “i culti pagani presenti in Sicilia prima della diffusione del Cristianesimo e sulla successiva nascita degli spazi di culto cristiani a Catania”. Tutti i diritti sono riservati.

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