Viabilità preromana e sistema viario romano in Sicilia

di Napoli Gianluca

L’evoluta organizzazione della società agricola sicano-sicula richiedeva una rete di collegamenti fa i grossi centri urbani dell’interno. A titolo di esempio basta ricordare il sito eneolitico, ascrivibile alla cultura di “Piano Conte” (2800-270. a.C.), scavato sulla collina di Camaro ove giungeva in larga misura, da Lipari, l’ossidiana per l’industria litica. Piste percorribili anche dai carri vennero sistemate fin dall’età del Bronzo e addirittura un’antica “mulattiera”, ancora visibile in età romana nei pressi di Agira (EN), era detta “via Erculea” poiché fatta risalire al passaggio di Eracle coi buoi di Gerione dalla tradizione locale raccolta da Diodoro Siculo (libro IV 24,1). Nel mondo greco i collegamenti erano affidati al mare, ma il procedere dell’espansione verso il retroterra da parte delle prime fondazioni coloniali greche nate sulla costa, implicò la necessità di realizzare collegamenti sicuri con le subcolonie. Siracusa fonda, sullo scorcio dell’VIII secolo a.C., la sua prima subcolonia, Heloros, alla foce del fiume omonimo. Da Tucidide troviamo ben documentata la strada costiera da Siracusa verso Sud. Nel corso del VI secolo a.C., Siracusa fonda Akrai e Kasmenai, e proprio un’iscrizione rinvenuta ad Akrai (oggi Palazzolo Acreide) che parla di una “porta per Selinunte” ci fa supporre dell’esistenza di una via diretta a Selinunte. Suddetta via Selinuntina dunque, avrebbe congiunto Siracusa con Acrae, Casmenae, Gela, Agrigento, Eraclea e Selinunte. Più tardi, i romani, sistemeranno la via Selinuntina e la prolungheranno fino a Lilibeo. Sia Tucidide che Diodoro ricordano, poi, di come Siracusa fosse collegata con Enna e di come la stessa Enna fosse collegata a Panormo ed Himera. Da Enna, però, l’asse più frequentato era quello che univa ad Assoro, Agyrion, Centoripe, Aetna e Catana (Diodoro Siculo, libro V). Fu poi di grande importanza il collegamento fra le colonie della costa ionica, da Messana a Naxos a Catana (con un percorso non sempre agibile a causa delle colate vulcaniche). Il collegamento interno fra Selinunte e Palermo è poi menzionato da Diodoro a proposito dell’avanzata di Asdrubale, nel 251 a.C.; viene citato come poco agevole ma bisogna considerare che Asdrubale trasferiva un intero esercito che constava, oltre che negli uomini, di almeno 60 elefanti, ragion per cui ogni mulattiera avrebbe assunto forme disagevoli.

La capillare rete viaria già esistente, dunque, fu poi utilizzata dai romani durante le due guerre puniche. Nella loro ottica imperialistica concepivano la costruzione di strade strettamente interconnesse con le esigenze strategiche e militari. L’unico miliario finora noto in Sicilia è di un Aurelio Cotta (forse un console), il miliario proveniente da Corleone è da relazionarsi con le operazioni militari della prima guerra punica, sarebbe perciò un tracciato strategico, incuneato in quella zona contesa a Cartaginesi tra Palermo, Agrigento e Lilibeo. Strabone, poi, parla di quella via chiamata “Valeria” (l’origine della denominazione è controversa anche se si propende per rapportarla al console Marco Valerio Levino che rilanciò l’economia agricola e la produzione cerealicola) che congiungeva Messina a Lilibeo. Nella parte orientale dell’isola la viabilità ricalcava quella preesistente36. Da Cicerone sappiamo dell’esistenza in Sicilia di una via Pompeia (nome che si deve probabilmente a Pompeo Magno che attuò in Sicilia una politica stradale nel tentativo di garantire e facilitare l’approvvigionamento granario di Roma) che avrebbe collegato Messina a Siracusa. Dopo la sconfitta di Sesto Pompeo (che era stato appoggiato dalla Sicilia), Ottaviano cominciò a nutrire per la Sicilia avversione, la declassò e fece dell’Egitto il nuovo granaio di Roma. Dopo tre secoli e mezzo la Sicilia acquisterà nuovamente importante ruolo annonario di Roma in concomitanza con la fondazione di Costantinopoli (328-332 d.C.), degli itinerari furono allora approntati per permettere l’esportazione di cereali dai grandi porti di Catania ed Agrigento, e si provvide ad infittire le tappe sulla via Catania-Agrigento come attesta esplicitamente l’Itinerarium Antonini.

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*Questo estratto è parte di un lavoro di ricerca più ampio sulla cronistoria di Catania. Tutti i diritti sono riservati.

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